Il contributo del farmacista nella gestione della politerapia dell’anziano

Una revisione strutturata della terapia, condotta dal farmacista di comunità in collaborazione con il medico, può contribuire a semplificare i trattamenti, migliorare l’appropriatezza prescrittiva e mantenere stabili gli esiti clinici, come evidenziato da una ricerca pubblicata sul “Journal of pharmaceutical health care and sciences”

Paolo Levantino

L’invecchiamento della popolazione e la crescente diffusione delle malattie croniche hanno reso la politerapia una realtà sempre più frequente. Molti anziani convivono con più patologie e assumono quotidianamente numerosi medicinali, spesso prescritti in momenti diversi e da specialisti differenti. Sebbene ogni trattamento possa essere appropriato, nel tempo la terapia complessiva tende a diventare sempre più articolata, con un aumento del rischio di interazioni farmacologiche, eventi avversi, difficoltà di aderenza e prescrizioni non più necessarie.

Per questo motivo, negli ultimi anni la revisione periodica della terapia e la deprescrizione dei farmaci non più indicati sono diventate strategie sempre più importanti nella gestione del paziente anziano. L’obiettivo non è ridurre il numero delle prescrizioni in modo indiscriminato, ma verificare che ogni medicinale continui a offrire un beneficio clinico concreto rispetto ai possibili rischi. In questo percorso, il farmacista di comunità può svolgere un ruolo importante, grazie al costante contatto con il paziente.

Una revisione strutturata da parte del farmacista

Per valutare l’efficacia di questo approccio, i ricercatori hanno coinvolto 116 pazienti di età pari o superiore a 65 anni che assumevano almeno sei farmaci al giorno. Il programma prevedeva una revisione della terapia coordinata dai farmacisti di comunità, che raccoglievano informazioni dai pazienti e dai caregiver, analizzavano le prescrizioni attraverso criteri validati e condividevano con i medici eventuali proposte di modifica. L’intervento puntava a comprendere se ciascun trattamento fosse ancora appropriato per quel determinato paziente, in quel momento della sua storia clinica. Quando venivano individuati medicinali potenzialmente inappropriati o non più necessari, il farmacista formulava una proposta di revisione da discutere con il medico.

La percezione del paziente

Lo studio mostra che circa un terzo dei partecipanti, pari al 32,7%, ha dichiarato di desiderare una riduzione del numero di farmaci assunti quotidianamente. Alla base di questa richiesta vi erano soprattutto il timore degli effetti indesiderati, la sensazione di assumere troppe medicine e la difficoltà nel gestire una terapia particolarmente complessa. Questi risultati mostrano come la politerapia non sia soltanto un tema di appropriatezza prescrittiva, ma incida anche sul rapporto del paziente con le cure. Quando la terapia viene percepita come troppo gravosa, può aumentare l’incertezza, ridurre la fiducia nei trattamenti e rendere più difficile l’aderenza, soprattutto nei pazienti anziani e fragili.

Dopo il confronto tra farmacisti e medici, il numero complessivo dei farmaci prescritti si è ridotto, soprattutto per alcune categorie come gastroprotettori e analgesici. Inoltre, il follow-up ha mostrato che nella maggior parte dei pazienti la sospensione dei farmaci non più necessari non ha peggiorato il controllo delle condizioni cliniche. In diversi casi, i pazienti hanno riferito una gestione più semplice della terapia quotidiana e, anzi, un miglioramento del benessere generale. Questi risultati indicano che una revisione periodica della terapia, condivisa tra farmacista e medico, può aiutare a ridurre il carico farmacologico senza compromettere la cura delle patologie croniche. In questo modo, la presa in carico dell’anziano diventa più sicura, più appropriata e più vicina ai bisogni reali del paziente.

 

Fonte: Furuta T, Fujitani K, Minami E, Kushida Y. Impact of community pharmacists on improving polypharmacy in elderly outpatients: a community-based intervention study. J Pharm Health Care Sci. 2026 Jun 22;12(1):59. doi: 10.1186/s40780-026-00577-z.

di Paolo Levantino, farmacista clinico e segretario nazionale Fenagifar

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